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Il senso della propria missione

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Il senso della nostra missione si riferisce a ciò che siamo chiamati a realizzare durante la nostra vita.


Quando perseguiamo un obiettivo è importante, per non perdere per strada la motivazione, domandarci “perchè” lo desideriamo. Questa domanda genera due possibili risposte:
  1. il VALORE: ogni obiettivo è ispirato da un valore, da un qualcosa che è importante per noi. Linguisticamente, il valore viene indicato con una parola astratta (produttività, amicizia, realizzazione…)
  2. il METAOBIETTIVO: ogni obiettivo ci permette di raggiungere un metaobiettivo, un nuovo obiettivo di livello superiore. Non potremmo raggiungere il metaobiettivo se non raggiungessimo l’obiettivo, almeno nella nostra rappresentazione delle cose. Si tratta quindi di qualcosa di molto concreto.


Esempi:
OBIETTIVO VALORE METAOBIETTIVO
Laurearsi Realizzazione Trovare il lavoro che desidero
Avere un aumento di stipendio Sicurezza, Agio Comprare un auto nuova



Sia il valore che il metaobiettivo sono importanti per la motivazione. Identificando questi elementi, tendiamo a risalire verso il livelli più alti dei livelli logici, a qualcosa che, progressivamente, è sempre più collegato a ciò che rende ognuno di noi una persona unica e diversa da tutte le altre.

Continuando a risalire, arriviamo ai livelli della missione e della visione: al motivo per cui siamo al mondo, a quello che vorremmo realizzare, al "sentirci parte" di qualcosa di più grande di noi.

Riguardo al concetto di missione, concordiamo completamente con quanto affermato da Peter Senge:
“Con finalità intendo la sensazione che una persona ha del perché è viva. Nessuno potrebbe provare o smentire l’affermazione che gli esseri umani hanno una finalità. Sarebbe inutile perfino impegnarsi in un dibattito del genere. Ma come ipotesi di lavoro, l’idea ha una grande efficacia. Una delle sue implicazioni è che la felicità può essere in modo del tutto diretto il risultato del vivere coerentemente alla propria finalità”.

Ognuno nella vita è chiamato a fare qualcosa, e quel qualcosa lo deve fare, è il suo dovere assoluto: esiste per ciascuno un compito che, per duro che sia, va svolto senza indugio, c’è un fine che va perseguito senza distrazioni (Enzo Bianchi)
Chiunque è in grado di esprimere qualcosa deve esprimerlo al meglio. Questo è tutto quello che si può dire. Non si può chiedere perché. Non si può chiedere ad un alpinista perché lo fa. Lo fa e basta. A scuola avevo un professore di filosofia che voleva sapere se, secondo noi, si era felici quando si è ricchi o quando si soddisfano gli ideali. Allora avrei risposto: ‘Quando si è ricchi ...’ invece aveva ragione lui (Giovanni Falcone)
Una delle migliori venditrici che ci sia capitato di incontrare era una signora sui 50 anni che lavorava come consulente assicurativa, ed aveva una storia personale un po’ particolare.

Quando aveva circa 22 anni, subì un gravissimo incidente che le lasciò gravi conseguenze negative, soprattutto alla spina dorsale. Dopo vari consulti medici, si arrivò alla conclusione che le uniche cure possibili al suo caso venivano prestate negli USA, e lei si sottopose alla prima operazione quasi subito dopo l’incidente.

Tuttavia, questa operazione non fu risolutiva, e nel corso degli anni si sottopose, nello stesso ospedale, a varie altre operazioni. Questi continui trattamenti medici richiesero un grande esborso di denaro, e questa signora, in pratica, stava lavorando da tutta la vita per poterseli permettere.

Queste vicende avviarono in lei, qualche anno dopo l’incidente, una serie di riflessioni attorno a quanto le era accaduto, e si rese conto che se, al momento dell’incidente, fosse stata titolare di una determinata polizza assicurativa, la sua vita sarebbe stata molto diversa, almeno dal punto di vista economico.

Da queste considerazioni nacque in lei la decisione di occuparsi di assicurazioni, e cominciò a farlo con una convinzione profonda e sentita nell’utilità di ciò che vendeva. Considerava la storia della sua vita un’occasione che aveva avuto per diventare consapevole dell’importanza di tutelarsi dai vari rischi, ed era entusiasta di condividere questa sua consapevolezza con gli altri.

Questo suo modo di considerare la propria professione aveva un grande impatto sui clienti: per esperienza personale, affermiamo che era molto difficile rimanere “esposti” alla sua conversazione senza sentire nascere il desiderio di acquistare la polizza di cui si stava parlando.

Il “segreto” di questa signora era quello di “incarnare” la propria professione, ed è schematizzabile in pochi punti fondamentali:
  • credeva fermamente nell’utilità di ciò che vendeva, credeva nel fatto che sottoscrivere una polizza assicurativa era, in primo luogo, un buon affare per il cliente
  • credeva che i suoi clienti fossero fortunati a far affari con lei, perché si riteneva onesta e incapace di concludere una trattativa esclusivamente nel proprio interesse
  • non faceva la consulente assicurativa tanto per fare qualche cosa o per guadagnare un po’ di soldi, ma svolgeva un’attività che lei riteneva importante per la società e per il clienti, e che era profondamente legata a chi era lei, alla sua storia personale e a ciò che aveva imparato dalla sua esperienza di vita. In ultima analisi, la sua professione era strettamente collegata con ciò che per lei era diventata una missione




La Quinta Disciplina/ The Fith Discipline





Nel corso della storia, praticamente ogni cultura ha avuto l'arte, la musica, la danza, l'architettura, la poesia, la narrativa, la ceramica e la scultura. Il desiderio di creare non è limitato da convinzioni, nazionalità, credo, formazione educativa, oppure dall'epoca. È un'esigenza che è in ciascuno di noi... non è limitata alle arti, ma può racchiudere tutta la vita, dagli aspetti mondani a quelli profondi (Robert Fritz)
Ognuno di noi, e non solamente chi ha aspirazioni artistiche, sperimenta una tensione creativa, un desiderio di realizzare qualcosa di importante per noi. Questa tensione creativa si alimenta di due diverse componenti:
  1. vedere con chiarezza la situazione presente
  2. sapere con precisione che cos'è importante per noi
La  tensione creativa nasce dalla tendenza naturale a considerare la differenza tra i due elementi e cercare una soluzione, coltivando l'abilità di produrre i risultati che veramente vogliamo nella vita:
  • vedendo la situazione presente come un alleato, non come un nemico
  • imparando a  lavorare con le forze del cambiamento invece che resistervi
  • impegnandosi  a vedere la realtà in modo sempre più accurato
  • sentendosi parte di un più ampio processo creativo, che è possibile influenzare, ma non  controllare completamente

La teoria della ghianda


Un interessantissimo contributo su questo tema è quello che ci fornisce James Hillman.





Il codice dell'anima. Carattere, vocazione, destino
 
 
 
 
 

 

Hilmann presenta una visione metaforica della vocazione, della missione e del destino umano, dove la spiegazione di ciò che ci accade non viene dal passato, ma dal futuro, da ciò che siamo stati chiamati a realizzare e realizzeremo nella nostra vita. Dentro ognuno di noi, già alla nascita, vi è un seme  che ci chiama a realizzare qualcosa di assolutamente unico e distinto: è la ghianda che racchiude in sé il potenziale destino di quercia.

In alcuni la chiamata sembra più forte che in altri, ma anche se non la ricordiamo, anche se la sua voce si è persa nelle vicende della vita, in realtà non ci abbandona mai.

Per ritrovarla dobbiamo ripercorrere la nostra biografia, la storia vissuta fino a oggi e focalizzarci sull’infanzia perché è lì che si è manifestata: in ciò che ci piaceva fare, nel tipo di carattere con cui siamo venuti al mondo.

L’idea di Hillman deriva da un mito di Platone e lui stesso la descrive così:

 Questo libro ha per argomento la vocazione, il destino, il carattere, l’immagine innata: le cose che, insieme, sostanziano la “teoria della ghianda”, l’idea, cioè, che ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere vissuta.


L'anima di ciascuno di noi, prima della nascita, sceglie un "compagno segreto" (daimon per i greci, genius per i latini, angelo custode per i cristiani):


Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, ci dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino.
...
tutto a un tratto, come dal nulla, il bambino o la bambina mostrano chi sono, la cosa che devono fare.

Dobbiamo prestare particolare attenzione all’infanzia, per cogliere i primi segni del daimon all’opera, per afferrare le sue intenzioni e non bloccargli la strada. Le altre conseguenze pratiche vengono da sé:
  1. riconoscere la vocazione come un dato fondamentale dell’esistenza umana;
  2. allineare la nostra vita su di essa;
  3. trovare il buon senso di capire che gli accidenti della vita, compresi il mal di cuore e i contraccolpi naturali che la carne porta con sé, fanno parte del disegno dell’immagine, sono necessari a esso e contribuiscono a realizzarlo.

quello che dico deve far desiderare ai genitori di prestare più attenzione al loro figlio, a questo straniero particolare che è "atterrato" tra di loro. Invece che dire: "questo è mio figlio", devono chiedersi: "Chi è questo figlio che risulta essere mio?" Così possono sviluppare molto più rispetto per il bambino e cercare di stare vigili per occasioni nelle quali il suo destino possa mostrarsi, come una resistenza alla scuola, per esempio, o degli strani sintomi, o un'ossessione verso qualcosa
...
voglio che vediamo il bambino che eravamo, l’adulto che siamo e i bambini che per qualche motivo richiedono le nostre cure in una luce che sposti la valenza da sciagura a benedizione o, se non proprio benedizione, almeno a sintomo di una vocazione
...
A questo punto, diventa straordinariamente facile comprendere la nostra vita: comunque siamo, non potevamo essere altrimenti. Niente rimpianti, niente strade sbagliate, niente veri errori. L’occhio della necessità svela che ciò che facciamo è soltanto ciò che poteva essere.
 
 Ognuno di noi può decidere consciamente di lasciarsi alle spalle una vita di mediocrità e d'iniziare una vita di eccellenza - a casa, al lavoro e nella comu­nità. Non importa quale siano le circostanze, una decisione così può essere presa da ognuno di noi - non importa se l'eccellenza si manifesti attraverso la scelta di avere uno spirito grandioso nell'affrontare un male incurabile, o semplicemente nel fare la differenza nella vita di un bambino dandogli la per­cezione del suo valore e del suo potenziale, o nel diventare un catalizzatore di cambiamento all'interno di un'organizzazione, o il promotore di una grande causa sociale.Tutti noi abbiamo il potere di decidere di vivere una grande vita, o ancora più semplicemente, di non vivere solo una bella giornata, ma una grande gior­nata. Non importa per quanto tempo abbiamo camminato sul sentiero verso la mediocrità, possiamo sempre decidere di cambiario. Sempre. Non è mai trop­po tardi. Possiamo trovare la nostra voce (Stephen Covey)

Approfondimenti:
Come dare significato alla vita
Come trovare un senso in situazioni negative

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Counseling e Coaching non sono una terapia: non servono per "curarsi", ma per imparare nuovi modi di relazionarsi con gli ostacoli che si incontrano. Aiutiamo le persone a:



  • aumentare l'autostima e la fiducia in se stessi

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  • superare conflitti interiori e prendere decisioni

  • gestire i conflitti

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Pragmatica-Mente: coaching e counseling a Bologna : Il senso della propria missione
Il senso della propria missione
Il senso della nostra missione si riferisce a ciò che siamo chiamati a realizzare durante la nostra vita.
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