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Compassione per se stessi

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Un atteggiamento compassionevole verso se stessi permette di superare paure e ricordi dolorosi.

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La maggior parte di noi è abituata ad essere dura con se stessa, a giudicarsi, a non prendersi cura di sé e a criticarsi.

Pur sapendo che questo atteggiamento non porta buoni risultati ed è fonte di sofferenza, tendiamo ugualmente a praticarlo.

Abbiamo bisogno di imparare ad essere empatici e compassionevoli con noi stessi, a trattarci con dolcezza e gentilezza.

Pensa all’ultima volta nella tua vita in cui è successo qualcosa di doloroso. Quali sono gli atteggiamenti degli altri che ti hanno fatto sentire davvero sostenuto, accettato e compreso?

Probabilmente si tratta di atteggiamenti che comunicano il messaggio: «Sono qui per te, ti voglio bene, ti accetto, ti capisco, vedo che stai soffrendo, voglio aiutarti».

Einstein-compassione

La compassione deve precedere qualunque altra cosa. Consigli, domande, pensieri positivi e piani d’azione, se non sono preceduti dalla compassione, provocano rabbia, irritazione e fastidio.

Negli ultimi anni sono stati sviluppati tanti approcci orientati al ben-essere in cui la Mindfulness rappresenta una componente sostanziale. Uno di questi è l’ACT, di cui abbiamo parlato spesso, un altro è la CFT, Compassion focused therapy.
Questo approccio è stato messo a punto da Paul Gilbert, professore di psicologia presso l’Università di Derby (Regno Unito), fin dal 2005.

Gilbert considera che livelli elevati di senso di colpa, di vergogna e di autocritica e un dialogo interno svalutante e aggressivo sono responsabili di molti disturbi psicologici, dalla depressione alle psicosi a partire dall'infanzia e connesse ad esperienze di accudimento disattente, trascuranti, distratte...

Per la Compassion Focused Therapy (CFT) questi disturbi psicologici dipendono da una cattivo funzionamento di alcuni sistemi di regolazione emotiva presenti nel nostro cervello.

Quali sono questi sistemi di regolazione delle emozioni?
  • IL SITEMA DI MINACCIA E PROTEZIONE: è responsabile dell’attivazione di emozioni come la rabbia, l’ansia, il disgusto, la tristezza, la gelosia, la vergogna. Il suo scopo è di farci reagire alle minacce presenti nel contesto ed attivare velocemente sentimenti come ansia, rabbia o disgusto, che ci spingono  a mettere in atto, rapidamente, comportamenti di fronteggiamento della minaccia, di lotta, di fuga o di sottomissione per proteggerci dalla minaccia individuata.
  • IL SISTEMA DI ESPLORAZIONE E RICERCA DI RISORSE: ci spinge a cercare le risorse che ci servono per sopravvivere, prosperare, far fronte alle situazioni, e che ci segnalano il raggiungimento dello scopo. Le risorse possono essere cibo, opportunità sessuali, raggiungimento di obiettivi. Questo sistema attiva e stimola emozioni positive, come  piacere, orgoglio, autostima, eccitamento, utili a farci desiderare di raggiungere nuovi obiettivi, di gioire dei successi e dei risultati ottenuti.
  • IL SISTEMA CALMANTE: emerge quando non dobbiamo fronteggiare minacce o pericoli e sentiamo di avere risorse sufficienti. Ciò vale anche per gli animali. Si esprime con emozioni come la calma, la tranquillità, il senso di appagamento che proviamo quando siamo al sicuro e connessi con gli altri.
3 sistemi
Secondo Gilbert nelle persone fortemente autocritiche c’è uno squilibrio nei sistemi di regolazione delle emozionia che è stato acquisito nell’infanzia. Spesso queste persone hanno difficoltà a sentirsi al sicuro e rassicurati, e/o dei ricordi di non essere stati consolati e accuditi quando ne avevano bisogno.  Da ciò deriva una scarsa attivazione o inaccessibilità del sistema di sicurezza e benessere e della contemporanea attivazione eccessiva del sistema di minaccia e protezione.
influenze innate
Per ristabilire un funzionamento efficace occorre sviluppare un atteggiamento compassionevole nei propri confronti e nei confronti delle proprie fragilità e attivare il sistema calmante, in modo da regolare e riequilibrare le emozioni basate sul senso di minaccia, come la rabbia, la paura, il disgusto e la vergogna e trovare/provare un senso di pace, di benessere e di tranquillità.

Ma che cosa è la compassione?

Cum insieme patior soffro: è la partecipazione alla sofferenza dell'altro associata al desiderio di alleviarne la pena, non un sentimento di pietà che va dall'alto in basso.
 
La compassione è la risposta spontanea dell'amore; la pietà l'involontario riflesso della paura. (Paul C. Roud)
Possiamo provare com-passione solo fino a quando crediamo che la persona sofferente condivide con noi vulnerabilità e possibilità. (Martha Nussbaum).

La compassione è un valore trasversale, attorno al quale si strutturano molte culture, religioni e filosofie dell’umanità intera.

Dio è definito misericordioso (rahûm) e compassionevole. Il termine deriva dal verbo raham che nella forma intensiva indica essere commossi fino alla tenerezza, avere un amore intenso e partecipato visceralmente, provare mise­ricordia per qualcuno. Il grembo della donna, infatti, si dice rehem.

Nei Vangeli di fronte a diverse situazioni di sofferenza umana, fisica o morale, Gesù si lascia coinvolgere. La sua è una Compassione per i malati, per peccatori pentiti, per gente comune che nessuno ascoltava.

Anche nel Buddismo la compassione è centrale, e significa  desiderare il bene nei confronti di ogni essere senziente, anche per creature non dotate di ragione.

terapia compassione Gilbert




  La terapia focalizzata sulla compassione. Caratteristiche distintive


 


La compassione nei confronti di se stessi si realizza attorno a tre elementi essenziali:

1. la gentilezza può essere praticata anche attraverso piccoli atti quotidiani, come
    • fare un bagno o una doccia calda
    • farsi fare un massaggio
    • fare una passeggiata
    • concedersi tempo per sè
    • ascoltare la musica preferita

2. il riconoscimento della nostra umanità condivisa: spesso, quando soffriamo, la nostra mente ci dice che gli altri sono più felici di noi, che non combinano casini, non fanno errori e non hanno insuccessi, almeno non quanto noi. Ogni volta che stiamo male e proviamo dolore, ricordiamoci che si tratta di normali esperienze umane e che, in questo momento, milioni e milioni di esseri umani stanno soffrendo in modo molto simile al nostro

sii dolce con me - Gualtieri
3. la mindfulness: osservare deliberatamente il corpo e la mente, lasciando che le esperienze scorrano liberamente di momento in momento e accettandole così come sono. Non significa rifiutare i pensieri o bloccarli o reprimerli. Non significa controllare alcunché, eccetto la direzione dell'attenzione. 
«E’ straordinario quanto risulta liberatorio sentirsi capaci di vedere che i nostri pensieri sono solo pensieri e non sono ‘noi’ né la realtà….. La semplice azione di riconoscere i pensieri come pensieri e basta può liberarci dalla realtà distorta  che essi spesso creano e conferirci una maggiore lucidità e il senso di poter gestire meglio la nostra vita» (Kabat-Zinn)


Per Gilbert la compassione è definita attraverso 6 componenti che chiama "attributi”:
  • CURA DEGLI ALTRI: è la motivazione ad accudire gli altri al fine di alleviare la loro sofferenza;
  • SENSIBILITÀ ALLA SOFFERENZA: rappresenta la capacità di essere sensibili ai bisogni e ai disagi degli altri, a saperli riconoscere e distinguere;
  • PARTECIPAZIONE ATTIVA: significa essere coinvolti emotivamente dai sentimenti e dalla sofferenza di coloro di cui ci si prende cura;
  • EMPATIA: riguarda la comprensione cognitiva degli altri, la capacità di mettersi nei loro panni e guardare il mondo dal loro punto di vista;
  • TOLLERANZA ALLA SOFFERENZA: significa essere capaci di contenere, di stare con, di tollerare alti livelli di emozione anziché evitarli, distrarsene, invalidarli o negarli;
  • ATTEGGIAMENTO NON GIUDICANTE: significa non condannare, non criticare, non colpevolizzare e non rigettare nulla, pur mantenendo le proprie preferenze e le proprie opinioni.
Per ristabilire l’equilibrio tra i sistemi di regolazione emotiva, è importante:
  • gestire i pensieri autocritici e rifocalizzarsi sulle emozioni e i pensieri compassionevoli
  • distanziarsi dalle proprie tempeste emotive  al fine di  diventare degli "osservatori rispettosi"  dei propri pensieri e sentimenti nel momento in cui si manifestano 
  • imparare ad entrare in contatto con esperienze interiori spiacevoli come i ricordi di traumi passati. Per farlo è necessario sviluppare la risorsa del coraggio. Essere coraggiosi è possibile se dentro di noi esiste una voce che sia gentile, d'aiuto e di sostegno piuttosto che fredda o eccessivamente critica
La compassione si può imparare ed esercitare attraverso:
  • l'attenzione: portare l’attenzione su oggetti o situazioni che possano esserci d’aiuto e di supporto. Ad esempio: ricordare le volte in cui siamo stati gentili con gli altri o qualcuno è stato gentile con noi; pensare alle proprie qualità positive; rivivere ricordi piacevoli; spendere tempo ad apprezzare il gusto del proprio cibo o il colore del cielo e sviluppare sentimenti di gratitudine e apprezzamento
  • il ragionamento: riconoscere, senza colpevolizzarsi, i pensieri irrazionali che facciamo su noi stessi, sul mondo e sugli altri, e la possibilità di modificarli senza "maltrattarsi”
  • l'immaginazione: consiste nel generare sentimenti compassionevoli per se stesso, immaginando figure come il nonno, o una persona saggia, un animale, un albero o una montagna che rappresentano il proprio ideale di compassione, esplorandone le espressioni, il tono di voce, l’aspetto, la saggezza, la forza, il calore, la dolcezza, la morbidezza
  • la sensazione: notare quello che si prova nel corpo quando si sperimenta la compassione per sé e per gli altri
  • l'emozione: esprimere e nominare le emozioni compassionevoli che sono rappresentate da un senso di pace, quiete e tranquillità



Maria Soldati e Fabrizio Pieroni

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COACHING E COUNSELING: A COSA SERVONO?$hide=page

Counseling e Coaching non sono Psicoterapia: non servono per "curarsi", ma per imparare nuovi modi di relazionarsi con gli ostacoli che si incontrano. Aiutiamo le persone a:

  • formulare e raggiungere obiettivi
  • aumentare l'autostima e la fiducia in se stessi
  • gestire stress ed emozioni
  • superare conflitti interiori e prendere decisioni
  • gestire i conflitti interpersonali
  • aumentare il benessere personale
  • ritrovare un senso nella vita e nel lavoro
  • superare momenti difficili
  • migliorare le relazioni interpersonali
  • migliorare le performance professionali
  • aumentare la produttività
  • proseguire il percorso di evoluzione e crescita nella propria vita personale o professionale
Nome

ACT e Mindfulness,13,coaching e crescita professionale,26,counseling e crescita personale,31,eventi e news,26,PNL,25,PNL Apps,13,PNL Meta,16,problem solving e obiettivi,20,
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Pragmatica-Mente: coaching e counseling a Bologna : Compassione per se stessi
Compassione per se stessi
Un atteggiamento compassionevole verso se stessi permette di superare paure e ricordi dolorosi.
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Pragmatica-Mente: coaching e counseling a Bologna
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