Come farsi valere: la comunicazione assertiva

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Farsi valere è difficile se abbiamo paura delle situazioni conflittuali e le evitiamo attivamente.


fantozzi non si fa valere

Farsi valere non è sempre facile, soprattutto da parte di alcune persone. Ci sono persone che, spesso,
  • non riescono ad affermare le proprie esigenze
  • non riescono a dire di no
  • subiscono le situazioni
  • temono il conflitto, e fanno qualsiasi cosa per evitarlo
  • hanno un’esagerata paura di sbagliare
  • tendono a sottomettervi al volere degli altri
Forse in passato determinate situazioni hanno generato in loro ansia e stress, e ora cercano di evitarle. Oppure hanno interiorizzato in modo esagerato quei messaggi che provengono dalla famiglia e dalla società che invitano all'obbedienza e al conformismo.
Ecco le loro principali preoccupazioni:
  1. Desiderio di essere simpatici e di voler essere quindi accettati da tutti. (obiettivo irraggiungibile).
  2. Riluttanza a lasciarsi impegolare in conflitti.Nessuno può avere su di noi più potere di quanto gliene vogliamo concedere.-min
  3. Timore che il proprio impegno non produca risultati positivi. 
  4. Timore di poter perdere il controllo di se stesso ed alzare il tono più del lecito, che causerebbe un fastidioso senso di colpa.
Di conseguenza, adottano un comportamento passivo che permette loro di:
  • diminuire l’ansia che potrebbe emergere esprimendo le proprie idee con la paura di perdere la stima e l’affetto dell’altro.
  • neutralizzare il senso di colpa che provano nell’esprimere un’opinione diversa dall’interlocutore;
  • ottenere un “rinforzo sociale”, poiché la persona passiva appare come disponibile e rispettosa dell’altro.
D’altra parte determina, per chi lo mette in atto:
  • squalifica di se stessi, non vedendo mai realizzati i propri desideri e non riuscendo a farsi valere;
  • calo dell’autostima e dell’autoefficacia;
  • rischio di esplosioni di rabbia;
  • sentimenti di impotenza che porta a crearsi un’immagine negativa di se stessi con la tendenza ad isolarsi;
  • probabilità di insorgenza di disturbi di origine psicosomatica (cefalea, mal di stomaco, gastriti, ecc.).
comunicazione passiva - incongruenza
La paura di ferire l'altro porta a nascondere i veri sentimenti


Queste sono tutte espressioni di una visione inadeguata di se stessi e dei rapporti con gli altri.
I conflitti e le contrarietà esistono ed è meglio prenderne atto senza sognare di poterle evitare. La soluzione più adeguata è quella di dotarsi delle capacità utili per gestirli.

Ricorrere a strategie colpevolizzanti (fare la vittima, fare l’offeso) potrà nel breve termine dare qualche parziale risultato, ma destinati nel lungo termine a rivelarsi controproducenti.
Questo stile di comunicazione si pone ad un’estremità di un continuum:


continuum aggressività passività


Il comportamento aggressivo è tipico della persona che
  • tiene conto esclusivamente di se stesso e delle proprie esigenze,
  • non considera i diritti degli altri,
  • ritiene di essere sempre nel giusto,
  • attribuisce all’esterno la responsabilità dei propri errori ,
  • svaluta l’altro (“io sono ok, tu non sei ok”),
  • è rigido e inflessibile rispetto alle sue posizioni,

Farsi valere: la comunicazione assertiva

Il modello della comunicazione assertiva distingue tre diversi stili comunicativi:

assertività 1-min-1

L’assertività si riferisce all'affermare, all'esprimere le proprie opinioni e i propri sentimenti ed emozioni, e a riuscire a risolvere in modo positivo  i problemi.

Altri hanno descritto l’assertività come la capacità di far valere i propri diritti rispettando quelli degli altri,  attraverso una comunicazione chiara, diretta e al tempo stesso, coerente e completa sul piano verbale e non.

Gli elementi costituitivi dell’assertività sono:
  • difesa dei diritti
  • assertività sociale (capacità di gestire le interazioni sociali, con facilità e a proprio agio),
  • espressione dei sentimenti (implica la capacità di comunicare i propri sentimenti positivi e negativi alle altre persone),
  • assertività di iniziativa (riguarda l’abilità nel soddisfare bisogni personali come il chiedere favori, avanzare richieste),
  • indipendenza (è la capacità di esprimere le proprie credenze e opinioni, non conformandosi a pressioni di gruppo)

Lo stile assertivo: una scelta libera


Quello che distingue in modo  rilevante i tre stili è l’aspetto della scelta: la persona assertiva sceglie il comportamento, mentre la persona passiva o aggressiva lo subisce, per lui è una scelta obbligata, non riesce a praticare modalità alternative.

Passività e aggressività hanno quindi alcuni aspetti in comune: in realtà sono due facce di una stessa medaglia, la persona che conosce solo questo registro si troverà in una posizione non equilibrata, talvolta agirà in modo aggressivo e talvolta in modo passivo.

Potrà subire per molto tempo (stile passivo) e all’improvviso avere un'esplosione di rabbia (stile aggressivo).

Oppure possiamo immaginare una persona che si comporta in modo passivo in ambito professionale, e in modo aggressivo in ambito familiare. O viceversa.

Un altro aspetto importante è che, in un certo senso, l’assertività è contagiosa: comportandosi in modo assertivo si offre all’altro la possibilità di assumere un atteggiamento analogo. Allo stesso modo, sono contagiosi gli stili passivo e aggressivo.

Approfondimento: Come gestire i conflitti interpersonali

Per farsi valere, per ottenere considerazione e rispetto, occorre comunque avere considerazione e rispetto per se stessi.

L’evitamento alla base del comportamento passivo


Nel post Essere felici: perché è così difficile? avevamo affrontato l’argomento del volere evitare le sensazioni spiacevoli:

Quando proviamo sensazioni che non ci piacciono, ci impegniamo nell’evitarle. Ma spesso le nostre strategie per evitare queste sensazioni spiacevoli non fanno altro che peggiorare la situazione.
Infatti è ben noto l’effetto dell’ingiunzione: “Non pensare ad un elefante rosa!”: le indicazioni in negativo non funzionano, anzi!

La nostra mente funziona come un efficacissimo strumento di problem solving in cui:
  • Identifichiamo qualcosa che non ci piace
  • Pensiamo al modo migliore per eliminarlo
  • Lo eliminiamo
Questa strategia funziona molto bene in alcuni campi: se non mi piace che ci siano i piatti sporchi, elimino le tracce di cibo, lavandoli. Se mi dà fastidio l’erbaccia in giardino, la tolgo. Se ho una giornata troppo piena di appuntamenti, ne elimino qualcuno. E’ un modo di fare efficace se riferito al mondo fisico, fuori di noi; ma quando viene applicato alla nostra personale sofferenza interiore non funziona affatto.

La persona con uno stile passivo, che non riesce a farsi valere, non vuole provare le sensazioni che derivano da:
  • situazioni conflittuali
  • paura che un comportamento assertivo possa causare conseguenze negative nell’interlocutore
Evitando sistematicamente e attivamente queste sensazioni spiacevoli le rendiamo più forti e diamo loro più potere su di noi. La strada giusta è quella di accettare quelle sensazioni spiacevoli, con l’aiuto della pratica della Mindfulness.
Non è vero che la felicità significhi una vita senza problemi. La vita felice viene dal superamento dei problemi, dalla lotta contro i problemi, dal risolvere le difficoltà. Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio. Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide. (Zygmunt Bauman)
I requisiti necessari per un comportamento assertivo sono:
1. Un buon livello di autostima e immagine di sé.
2. Buone capacità comunicative nelle relazioni interpersonali; libertà espressiva.
3. Umiltà.
4. Capacità di dare risposta alle richieste e alle critiche.
5. Capacità di gestire i conflitti.
6. Capacità di dare e di ricevere apprezzamenti.
Qui potete trovare un questionario per misurare la vostra assertività.

Carta dei diritti assertivi

  1. Ho diritto diritto di fare richieste ad un’altra persona, dal momento che riconosco all’altro il diritto di rifiutare.
  2. Ho il diritto di dire di no a richieste e domande che non voglio esaudire, senza sentirmi in colpa
  3. Ho il diritto di esprimere tutte le mie emozioni, positive o negative
  4. Ho il diritto di cambiare idea
  5. Ho il diritto di sbagliare e non devo essere perfetto, ho il diritto di imparare dai miei errori
  6. Ho il diritto di avere idee, opinioni, punti di vista personali e non necessariamente coincidenti con quelli degli altri.
  7. Ho il diritto di non essere responsabile per azioni, sentimenti o comportamenti degli altri
  8. Ho il diritto di essere me stesso e di essere unico/diverso
  9. Ho il diritto di dire “non lo so”
  10. Ho il diritto di non dovermi scusare e giustificare per il mio comportamento adducendo ragioni o scuse

Allenamenti utili

  1. esprimere  qualsiasi sentimento, parlando dei propri sentimenti e delle proprie emozioni;
  2. utilizzare un linguaggio mimico facciale, coerente al contenuto dei sentimenti espressi;
  3. sostenere un parere contrario a quello di un’altra persona;
  4. usare la parola “io” e non utilizzare forme impersonali
  5. accettare i complimenti

Maria Soldati & Fabrizio Pieroni

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Pragmatica-mente: Coaching e Counseling a Bologna: Come farsi valere: la comunicazione assertiva
Come farsi valere: la comunicazione assertiva
Farsi valere è difficile se abbiamo paura delle situazioni conflittuali e le evitiamo attivamente.
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